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:: 19.10.2011 - L'UISP AL FIANCO DEI MIGRANTI CON IL PROGETTO "DIRITTI IN CAMPO" ::

Pronti a scendere in campo. Sarà un week end d’esordio, quello del 28 e 29 ottobre a Firenze, per la prima edizione di un nuovo progetto promosso dall’Uisp che si schiera al fianco dei cittadini migranti a cui viene negato l’accesso alla pratica sportiva a causa di problemi economici, barriere linguistiche, culturali o religiose. Con “Diritti in campo”, la più grande associazione di sportpertutti in Italia sarà presente in otto città, quelle che presentano un alto tasso del fenomeno immigrazione: Firenze, Palermo, Torino, Genova, Milano, Bologna, Napoli e Roma.

Saranno 20 i referenti e responsabili locali del progetto, finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali nell’ambito della legge 383, che a Firenze s’incontreranno per un briefing formativo. Porrà le basi di un approfondimento sulle attività sportive (calcio e cricket) che verranno proposte ai 900 migranti di prima e seconda generazione, tra i 15 e i 35 anni, destinatari del progetto. In programma anche la presentazione degli strumenti di valutazione, a cura dell’Università di Cassino, e, infine, informazioni sulla normativa di costituzione di una società sportiva. Lo annuncia Chiara Stinghi, responsabile nazionale del progetto “Diritti in campo”.

Qual è la prassi burocratica per permettere ai migranti di poter giocare?
“Nessuna prassi ad hoc. E’ una scelta dell’associazione quella di non porre limitazioni al tesseramento. Nessuna distinzione tra cittadini italiani o migranti. Noi non chiediamo la cittadinanza italiana, tesseriamo tutti indistintamente”.

Quanti sono i “non”cittadini italiani attualmente tra le fila dell’Uisp?
“Le persone provenienti dagli altri Paesi rappresentano il 5%. Ma attenzione, è un dato falsato. Proprio perché il nostro tesseramento è indistinto, il dato è rilevato solo dall’indicatore “luogo di nascita”. Quindi, tra questi potrebbero esserci cittadini italiani nati all’estero”.

Quali saranno gli strumenti per la valutazione?
“Nessun questionario. Focus group, interviste, osservazioni sul campo e colloqui con operatori, dirigenti dei comitati Uisp. Insomma, prevarrà l’osservazione diretta”.

Qual è l’obiettivo del progetto e, soprattutto, al suo termine che prospettive darebbe ai partecipanti?
“L’obiettivo generale è quello di tutelare un diritto e favorire i processi di inclusione sociale attraverso lo sportpertutti e l'interculturalità, garantendo l’accesso indiscriminato alle attività. Il futuro ci piace immaginarlo come un’opportunità di lavoro per loro con la creazione di società sportive e la loro presenza all’interno dell’Uisp da dirigenti”.

L.B.





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