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:: 08.10.2007 - Diamoci una mossa su Repubblica on line ::

Alla vigilia della presentazione nazionale di "Ridiamoci una mossa" (24 settembre, ore 10.30, Roma, sala Protomoteca Campidoglio) il sito di Repubblica dedica l'apertura alla campagna Uisp (www.repubblica.it).
Riportiamo ampi stralci dell'articolo realizzato da Davide Vannucci:

La campagna, promossa da Uisp e ministero per la Solidarietà sociale, ha visto coinvolti 20.000 bambini
I piccoli hanno cominciato a fare più movimento e ad alimentarsi in maniera più sana
Quei bimbi che si sono "dati una mossa"
il braccio di ferro contro pigrizia e obesità
di DAVIDE VANNUCCI

ROMA - L'Italia non è ancora una "Fast Food Nation", ma i figli spesso assillano i genitori per avere il gelato o le patatine di McDonald's. Una volta i bambini passavano le ore giocando a pallone nei cortili dei palazzi, col rischio di sbucciarsi le ginocchia. Adesso trascorrono interi pomeriggi davanti alla tv o al computer. Insomma, il rischio per la "Playstation Generation" è quello dell'obesità, conseguenza di abitudini alimentari e di vita malsane.
In Italia l'obesità infantile è diventata una vera e propria emergenza, e il problema non è tanto estetico quanto sociale e sanitario. Un bambino obeso è limitato nella sua capacità di movimento, e assieme al movimento gli vengono precluse tante esperienze conoscitive, affettive, relazionali. Ecco spiegato lo slogan "Diamoci una mossa", titolo di una campagna promossa l'anno scorso dall'Uisp (Unione Italiana Sport Per tutti), col sostegno del ministero per la Solidarietà sociale. Il progetto ha visto coinvolti insegnanti (983 classi di 166 scuole), genitori e figli attorno allo stesso obiettivo: far adottare ai bambini italiani uno stile di vita sano e attivo, oltre a un'alimentazione corretta. I risultati, che verranno presentati lunedì prossimo in Campidoglio, inducono all'ottimismo, e indicano che la strada verso un mondo di piccoli Super Size non è irreversibile, a patto che cambino mentalità e comportamenti quotidiani.
Alla campagna hanno partecipato circa 20.000 bambini dai 6 ai 12 anni, assieme ai loro insegnanti e alle loro famiglie, provenienti da tutta Italia, da Bolzano a Crotone passando per Latina. A loro è stato consegnato un diario. Lo scopo era quello di spingere i bambini a fare più movimento e ad alimentarsi in maniera più sana. I piccoli potevano imparare tutto questo giocando e disegnando. Anzitutto i disegni. C'era la piramide alimentare, alla base frutta e verdura, al vertice negativo olio e burro. C'era la piramide del movimento, con un bambino che nuota nella parte bassa e un altro, in quella alta, con gli occhi bastonati davanti alla tv. E poi i giochi. Come quello dell'oca, in cui un pranzo al fast food costringeva a tornare indietro di parecchie caselle. Sul diario, poi, i bambini potevano descrivere i propri risultati, personali e familiari.
Duemila bambini, scelti casualmente, hanno poi risposto a un questionario sulle loro abitudini di vita. Se l'obiettivo del progetto era quello di ridurre il livello di sedentarietà, per valutare il successo dell'iniziativa è stato utilizzato un questionario accettato a livello internazionale, l'Ipaq (International Physical Activity Questionnaire). 604 bambini (il 52% femmine, dall'età media poco superiore ai 9 anni), hanno accettato di rispondere allo stesso questionario al termine della campagna. I risultati sono incoraggianti, e lo scopo si può dire sostanzialmente raggiunto.
Il tempo che i bambini hanno trascorso in maniera sedentaria è significativamente diminuito, da 372 a 335 minuti a settimana. Quei quaranta minuti non più passati davanti a uno schermo sono stati impiegati in attività motorie, come andare in bicicletta o sollevare pesi. I minuti a settimana trascorsi in attività sportive impegnative sono saliti da 219 a 255. I bambini partecipanti al progetto hanno cambiato le loro abitudini. Hanno evitato le merendine e cercato di mangiare più frutta e verdura. Sono andati a scuola a piedi e hanno aiutato la mamma nelle faccende domestiche. Risultato, l'indice di massa corporea è diminuito, soprattutto nei bambini soprappeso, da 25,2 a 24,1. E il dispendio metabolico, parola sconosciuta ai più, ma di grande importanza per valutare lo stile di vita, è aumentato del 15%. Il consumo metabolico (o MET) ci dice infatti quanto riusciamo a consumare con le nostre attività rispetto a quello che mangiamo. Rispetto ai comportamenti alimentari disordinati il questionario ha rivelato una differenza tra maschi e femmine. Le bambine sono partite da una condizione migliore, rimanendo costanti. I bambini, invece, avevano abitudini peggiori, ma sono migliorati nel corso della campagna.
Insomma, la parola-chiave dell'iniziativa è stata ?movimento?, indice di benessere fisico e mentale. I bambini hanno apprezzato, come dimostrano i racconti e le foto che compaiono sul sito www.diamociunamossa.it. Visto il successo dell'iniziativa quest'anno i promotori hanno deciso di ripetersi. "Diamoci una mossa" si è trasformato in "Ridiamoci una mossa". Perché migliorare i comportamenti non basta. Bisogna perseverare, se si vuole che le abitudini diventino quelle di una vita.


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