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Ragazzi fuori: percorsi di contrasto alla devianza minorile e di prevenzione delle dipendenze
(Novembre 2008 – Novembre 2009)

La delinquenza minorile, per la sua bassa incidenza sul tasso di criminalità, viene spesso considerata una questione secondaria, di competenza esclusiva di settori specializzati (per es. tribunale dei minori). In realtà ad un’attenta analisi si scopre che il fenomeno è ben più rilevante di quanto le statistiche non riescano a rendere. In particolare, nel caso della devianza minorile si ha a che fare con soggetti la cui identità è soltanto in formazione e nella quale l’influenza della famiglia, del gruppo dei pari, e della scuola possono avere un forte impulso educativo (o diseducativo). Alla base di questa situazione complessiva si può riconoscere nella nostra società un ridotto impegno educativo degli adulti. I modelli comportamentali degli adolescenti mutuati, sempre più spesso, dai mezzi di comunicazione di massa. Sempre più spesso manca nel contesto sociale ed istituzionale un chiaro progetto d’educazione nei confronti dei giovani.
Inoltre i fattori di deprivazione culturale, sociale e relazionale, sono sempre più diffusi, soprattutto intorno alle aree metropolitane del nostro Paese. Si determinano così le condizioni di contesto favorevoli alla devianza.
I cambiamenti che sono avvenuti nei nuclei familiari e il passaggio dalla famiglia normativa alla famiglia affettiva hanno promosso un rapido mutamento delle strategie di educazione dei figli. Sono cambiate le relazioni e i vissuti all’interno della famiglia così come i rapporti fra le generazioni.
Dati ISTAT indicano come l'indice di natalità in Italia sembra essere tra i più bassi del mondo, superando in ciò tutti gli altri paesi industrializzati. Anche la componente genitoriale della famiglia spesso è ridotta ad un solo individuo. A prescindere dai dati demografici, l'esperienza quotidiana fa rilevare come la famiglia che rappresentava il sistema sociale principale, con valenze non solo di sostegno e di solidarietà interna, ma anche ambiente privilegiato della trasmissione d’esperienze tra generazioni, non solo ha perso gran parte di queste funzioni educative, ma spesso non riesce a fornire neanche un adeguato sostegno emotivo ed un sufficiente investimento affettivo verso i figli.

Obiettivi:

Per far fronte alle problematiche sopraelencate, Il progetto prevede la collaborazione tra UISP, i suoi comitati locali, Ministero della Giustizia – Dipartimento di Giustizia Minorile, Centri Giustizia Minorile, Ministero delle Politiche Giovanili, società sportive, con la creazione di 6 laboratori (Firenze, Genova, Napoli, Palermo, Roma, Varese) che partendo dalle aree più degradate si svilupperanno sui territori bersaglio in percorsi strutturati e mirati alla valorizzazione del tempo "non protetto" dei giovani. In questo modo si avrà la trasformazione di un contesto di carenza in una situazione in grado di offrire ai ragazzi contenuti educativi di alto livello.
Gli obiettivi che il progetto si propone di raggiungere sono:
Proporre un percorso concreto e attuabile nel mondo dello sportpertutti, a misura di ciascuno, come intervento preventivo primario nei confronti del fenomeno della devianza e delle dipendenze giovanili, non finalizzato alla performance ma all’aggregazione e al divertimento; condurre un'attività educativa con esperienze sul campo, in grado di influenzare lo sviluppo individuale e l’integrazione, sia nel gruppo dei pari, sia nel contesto di riferimento, rivolta ai ragazzi da 14 a 21 anni nelle aree urbane più difficili delle grandi città (centri storici, periferie, aree deindustrializzate, quartieri di edilizia popolare);
creare contesti socio-educativi specifici, finalizzati alla costruzione di autonomie positive e di relazioni significative attraverso lo sportpertutti;
promuovere spazi di collaborazione fattiva tra i diversi soggetti che sul territorio sono impegnati nel mondo dell’adolescenza.

Azioni:

Da un punto di vista metodologico, "Ragazzi Fuori" prevede una prima fase in cui si procederà alla definizione del target all’interno delle aree a rischio individuate. La definizione del target sarà comunque subordinata alla valutazione di un gruppo tecnico locale in collaborazione con i servizi sociali delle città oggetto della sperimentazione.
Si procederà quindi al coinvolgimento del target attraverso educatori di strada e/o figure riconosciute come significative dai ragazzi in quel territorio, nonché mediante l’attivazione di tutti gli attori interessati: scuola, associazionismo, enti locali, servizi sociali. Una volta costituiti i gruppi si procederà con:
- la promozione e il sostegno ad iniziative sportive anche auto-organizzate dai ragazzi;
- l’organizzazione di manifestazioni sportive volte all’integrazione tra gruppi informali e società sportive del territorio;
- l’allestimento di centri e/o spazi di aggregazione spontanea;
- l’accompagnamento individuale/sostegno educativo in collaborazione con i servizi.
Tutta la sperimentazione sarà basata sulla co-progettazione con i ragazzi e gli attori presenti sul territorio.
All’interno di tale processo, si procederà poi con la costruzione di percorsi individuali di inserimento del target sia in attività sportive informali, sia in situazioni più strutturate (iscrizioni in palestre e società sportive), percorsi basati sulle attitudini e motivazioni individuali.




Per approfondire...

Rassegna stampa

relazioni

La parola ai protagonisti





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