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SEMPRE IN MOVIMENTO: ginnastica dolce per la grande età

Uno dei più grandi rivolgimenti del nuovo millennio riguarda l’invecchiamento della popolazione su scala mondiale. Tutti gli studi demografici sottolineano la crescita del numero degli anziani, che nel prossimo trentennio si attesterà sul 30% della popolazione totale. Il nostro Paese è fra quelli maggiormente interessati da questo fenomeno. Molti Stati hanno iniziato a predisporre il futuro con iniziative politiche che introducono nuove proposte legate a questi problemi. Le problematiche relative alla condizione degli anziani, generalmente legate all'età, al luogo di residenza, al fatto di vivere o meno in famiglia, al grado di autonomia, sono molteplici e non riconducibili a soluzioni univoche. Come spesso succede, si tratta di determinare elementi di rinnovamento che possano mantenere aperto e potenzino un processo che ponga al centro una società che cambia anche in funzione dell’anziano e non viceversa. Gli avvenimenti dell’estate 2003 (oltre 4mila decessi in più rispetto alla media degli altri anni) hanno evidenziato l'urgenza di un problema che prima che organizzativo si rivela essere relazionale e sociale. La solitudine, la mancanza di una rete di legami sono fattori che acuiscono la condizione "anziano" ed evidenziano come delle politiche realmente efficaci devono essere sempre più multisettoriali e prevedere interventi integrati tra i vari attori sociali (operatori sociali, medici, gruppo amicale, famiglia, quartiere, associazioni, ecc). Nel Piano Sanitario Nazionale 2003-2005 si afferma che "L'incremento del numero delle persone anziane pone la necessità di promuovere la loro partecipazione alla vita sociale, contrastando l'emarginazione (...) e assicurare l'assistenza domiciliare per evitare ogni volta che sia possibile l'istituzionalizzazione" e che "(...)l'aumento della longevità è un risultato valido se accompagnato da buona salute e da piena autonomia".


OBIETTIVI

  • intervento a carattere nazionale relativo ad anziani in disagiate condizioni: reintrodurre nella dinamica sociale l’anziano “borderline”, segnalato dai servizi sociali o individuato dal microcosmo familiare/amicale e direttamente dall’Auser e dalla Uisp, attraverso la sperimentazione della mediazione amicale e del piccolo gruppo come strumenti di intervento.

  • sperimentare un modello di intervento preventivo che, a livello territoriale, coinvolga direttamente gli anziani nella rilevazione dei bisogni e nella progettazione di soluzioni valide per la comunità di riferimento, facendo sì che gli anziani stessi diventino ascoltatori degli anziani in difficoltà.


AZIONI

Il progetto prevede il coinvolgimento di UISP e AUSER a livello sia nazionale, sia territoriale al fine di raggiungere per via amicale l’anziano che rifiuta/paventa il rifiuto del mondo che lo circonda. L’amica/o che frequenta già i nostri corsi, in sinergia con l’operatore, aiuta l’anziano a riattivizzarsi mediante un protocollo socio-psicologico e motorio. E' compito del piccolo gruppo aiutare la persona a riattivizzarsi e ricollocarsi nella dinamica sociale. La chiave è nella gradualità delle proposte motorie, nella preparazione dei nostri operatori e soprattutto nella partecipazione consapevole delle persone del gruppo amicale, che devono essere istruite a interpretare e/o individuare i segnali che il soggetto a rischio manifesta, al fine di far progredire l’esperienza VERSO l’esterno.

Contemporaneamente, a livello territoriale si lavora; per il coinvolgimento degli anziani in un percorso che prevede la partecipazione di operatori sociali delle associazioni Auser e Uisp ed enti locali per la rilevazione dei bisogni e l’individuazione delle soluzioni valide per la comunità di riferimento.




Materiale didattico

strumenti





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